Nella mia provincia si naviga ancora alla vecchia maniera. Nelle trame della sua burocrazia restano impigliate ore preziose di vita trascorse in fila o a compilare scartoffie. Me ne ricordo ogni mese quando vado a prendere le mie scorte e non c’è volta in cui non mi arrabbio per come vanno le cose. Mi armo di molta pazienza e diplomazia tutte le volte ma, quando arrivo a destinazione, tutti i miei sforzi vengono meno: io ritiro i miei presidi presso la farmacia di un ospedale in cui i parcheggi sono rari almeno quanto la cortesia. Se va bene trovo posto sotto il divieto di sosta, diversamente giro e giro e giro finchè non si libera un posto ancora più scomodo e inappropriato che immancabilmente si trova alla fine di una discesa ripidissima e dissestata. Non c’è alternativa neanche a pagamento perché io sarei ben disposta a pagare pur di non incappare in seri e zelanti vigili inseparabili amici di autisti di carro attrezzi. Arrivo in farmacia e in un corridoio molto trafficato, trovo sempre file di persone ad attendere dietro ad una finestrella, mentre privacy e buon senso passeggiano a braccetto altrove. Attendo il mio turno in piedi perché le uniche tre sedie a disposizione vanno giustamente riservate a chi ha più bisogno di me e intanto è passata un’ora. Arriva il mio turno, devo aspettare che l’addetto faccia una fotocopia della mia pratica e quindi sperare che la fotocopiatrice funzioni e auspicare che si sia allenato nella maratona perché povero lui la macchina si trova in un’altra stanza ma deve essere una stanza molto grande e affollata perché tarda sempre molto e quando torna la fa con l’aria stanca di chi ha davvero faticato molto. E poi finalmente i miei presidi.. forse. Sì forse, perché dopo tutto questo c’è sempre il rischio in agguato che giusto i miei modelli siano finiti inaspettatamente qualche ora prima e allora mi toccherà tornare la settimana successiva e sperare che la pazienza e la diplomazia abbiano avuto tempo a sufficienza per rigenerarsi.
martedì 15 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
Prendere il meglio
Sono partita da molto lontano per raccontare di me.
Sono passata da molti stati angoscianti e tristi e non ho voluto tralasciare niente affinché chi mi leggesse potesse avere un quadro completo.
Se io raccontassi solo di quanto sto bene, di com’è bella la mia vita, di come poco influisce la stomia nelle mie scelte forse non solo non servirebbe a nessuno ma soprattutto non darebbe un quadro completo e reale della situazione.
Questa condotta, tuttavia, sembra rendermi talvolta incongruente secondo quanto emerge dai commenti di alcuni amici lettori che credono che dietro al mio riservo sulla stomia ci sia in fondo una non completa accettazione della stessa.
Secondo me dire o non dire alle persone che ci circondano di essere stomizzati in fin dei conti è una scelta personale che si nutre dei principi e delle convinzioni con cui ognuno di noi è cresciuto e che prescinde dall’accettazione o meno di questa condizione.
Io custodisco il mio segreto perché non voglio trattamenti di riguardo, cosicchè chi si accosta alla mia vita possa farlo decidendo sulla base di quello che sono e non per quello ho!
Attraverso ancora una fase della mia vita in cui tutto è un divenire e non essendo ancora nè carne nè pesce, voglio imparare a conoscere me stessa e gli altri a prescindere dal sacchetto che porto e che comunque vivo bene!
Questo è il mio punto di vista e lo sottolineo solo per poter mettere in luce la prospettiva di Flavia e Alberto che per certi versi è diametralmente opposta alla mia. Si può non condividere la scelta o non credere nelle mie motivazioni e magari suggerirmi una strada diversa. Si può e spero che ci sia sempre qualcuno che sia disposto a farlo perché dal confronto di esperienze diverse possono nascere soluzioni grandiose.
Tuttavia per me è doveroso sottolineare che io qui riporto semplicemente la mia esperienza e per questo non necessariamente appaiabile a quella di un altro stomizzato anzi, direi che è fuori discussione che la mia vita possa assurgere ad esempio assoluto da imitare perché l’esperienza di Flavia e Alberto ci dimostra che esistono molte altre alternative rispetto a quella mia che sono comunque valide e appaganti.
Quindi cari lettori prendete il meglio da chi come me, Flavia e Alberto vivono con serenità la condizione di stomizzato e lasciate che il resto scorra in fondo alla pagina come fossero elucubrazioni da tempo libero di una simpatica blogger alle prime armi. ;-)
PS. Potrete leggere i commenti di Flavia e Alberto cliccando sui link posti qui di seguito.
giovedì 3 novembre 2011
Scelte
Nell’agosto 2007 si ammala Papà. La Stomia è nell’aria come un odore delicato ma non costante. Una possibilità che c’è a tratti tra i peggiori auspici che medici scrupolosi sperano di non dover affrontare. Una possibilità, ma non l’unica perché Papà ha un’alternativa e io non mi oppongo, non ho il coraggio di farlo. Per Papà voglio di più forse perché convinta che il massimo non è una vita con la Stomia, non per me.. non ancora! L’intervento sembra riuscito e poi Papà ha una tempra forte e senza lamenti né giudizi in qualche modo torna a vivere. A 2 anni e mezzo di distanza dall’intervento si profila la necessità di scegliere di nuovo. Tutti i medici propongono un intervento di riparazione nel tentativo di recuperare il lavoro fatto ma stavolta smetto di tacere. Papà è d’accordo e così antepongo la mia esperienza di vita con il sacchetto alla professionalità di grandi luminari imponendo loro la Stomia come scelta fatta e indiscutibile. Purtroppo però la convinzione e il coraggio sono arrivati quando ormai per Papà era troppo tardi e le speranze di una vita migliore sono state spente da un soffio d'aria gelida fatta di metastasi, incongruenze e sensi di colpa. È un anno che Papà è andato via e non c’è giorno che sorge al mattino in cui io non desideri tornare indietro e rimediare agli errori fatti perché avrei potuto crederci prima, avrei dovuto essere più scrupolosa e magari captare i segnali e forse Papà ci sarebbe ancora, ma.. Ma fiducia, attenzione e intuito mi appartengono ad intermittenza e perciò credo di non essere stata una buona figlia. Non lo so se un giorno mai riuscirò a perdonarmi per questo, non so neanche se le cose in fondo potevano davvero andare meno peggio di così, ma una cosa la so di certo: lui è stato il Papà migliore che avessi mai potuto desiderare.
domenica 30 ottobre 2011
La Stomia e gli Odori
Certi sensi con la stomia si acutizzano, diventano le antenne per misurare il nostro corpo e per valutare certe cose del
mondo. L'olfatto è uno dei più sviluppati o dei più martoriati per dirla tutta. Tra le cose più imbarazzanti, della
Rettocolite ulcerosa prima e della stomia poi, c'era l'uscire dai bagni lasciando cattivo odore. Ho sperimentato così i
profumini da borsetta: piccoli boccettine di freschezza da vaporizzare a volontà. Esistono in commercio soluzioni più
ingegnose per ovviare al problema come quelle bustine di carbonio attivo da applicare dentro la sacca e che hanno la capacità
di "congelare" odori e consistenza ma.. sono per natura un'economista e per condizione sociale una studentessa e non posso
permettermi certi prodigi tecnologici così mi sono ingegnata diversamente. Ho imparato inoltre che se si tira lo sciacquone
proprio nello stesso istante in cui si sta svuotando la sacca i cattivi odori avranno meno tempo per diffondersi e i
profumini da borsetta faranno il resto. Non ho alcuna intenzione di arrendermi davanti ai piccoli inconventi anche perchè se
sono piccoli sono pure più facili da ovviare e allora perchè non farlo? Specie se basta la dimestichezza di tirare lo
sciacquone presto e un piccolo profumino da borsetta.
Ps. So che è un argomento un po' indelicato ma dopo aver scritto tutto questo mi posso anche permettere di aggiugere un altro piccolo trucco imparato negli anni. Quando si svuota la sacca nei bagni pubblici per contenere gli schizzi basta gettare nel water qualche foglio di carte igenica che attutirà il getto ed eviterà di sporcare in giro... jeans compresi!
Ps. So che è un argomento un po' indelicato ma dopo aver scritto tutto questo mi posso anche permettere di aggiugere un altro piccolo trucco imparato negli anni. Quando si svuota la sacca nei bagni pubblici per contenere gli schizzi basta gettare nel water qualche foglio di carte igenica che attutirà il getto ed eviterà di sporcare in giro... jeans compresi!
venerdì 21 ottobre 2011
Il bagno e la stomia
Prima dei 10 anni i ricordi sono tutti molto sfocati, imprecisi e fuorvianti come la fantasia che li ha custoditi. Quel che ricordo dopo sono per lo più le corse in bagno: in questo luogo mistico e funesto insieme. Da allora ho imparato a valutare gli esercizi pubblici e i luoghi di vacanza in base alle loro toilette. E in questo peregrinar ne ho viste di tutti i colori e non parlo dei colori dei bagni sporchi, ma delle disavventure che ho vissuto in queste bistrattate stanze dei bisogni. Carta igenica e chiavi sono da sempre l’optinal più trascurato ma a quello mi sono abituata in fretta e ben presto nella borsetta ho iniziato a portare fazzoletti in scorte industriali. Le finestre poi sono un lusso che non è quasi mai contemplabile e lo sciacquone dell’acqua un miracolo da invocare a gran voce possibilmente attraverso la danza della pioggia. Con gli anni le cose sono migliorate ma insieme alla sensibilità dei proprietari sono subentrate le innovazioni tecnologiche che in alcuni casi la vita ce l’hanno complicata. La mia disavventura più grande l’ho vissuta nel bagno di un pub. Ero stomizzata da 6 mesi e ancora combattevo con modelli di sacca e placca che non stavano su neanche se fissate con lo scotch (lo ammetto, ho provato anche questo!) nonostante tutto decisi di uscire con gli amici per mangiare qualcosa in centro. A metà serata sento che sta per staccarsi la sacca e forte del mio “kit di emergenza” sempre in borsa, corro in bagno. E qui comincia l’incubo. La porta era a scomparsa e la rotellina per chiuderla gira a vuoto. Il bagno era pure piuttosto grande ed il water si trovava ad un metro e mezzo di distanza dalla porta il che mi impediva con il braccio di controllare l’ingresso. Cosa ben peggiore la luce era automatica e si attivava non appena avvertiva un movimento nella stanza. Vorrei proprio capire a chi è venuta questa trovata: per tutto il cambio sacca non ho potuto fare altro che muovermi come se fossi una di quelle ballerine snodate che stanno sul cruscotto delle auto. Carta, muoviti, stacca, muoviti, butta sacchetto, muoviti, biofilm, muoviti, placca, muoviti, sacca, muoviti, sistama tutto, muoviti, muoviti… Stop!
Beh, è stato il cambio di sacca peggiore della mia vita: una vera faticaccia! Ma ne sono uscita indenne e di insegnamenti ne ho tratti anche in questa occasione: trovare il modello di sacca e placca adatto a te è fondamentale perché ballare deve essere una scelta e non un’imposizione!
mercoledì 19 ottobre 2011
Il Cartoncino
Da qualche anno sono andata a vivere in affitto in una casa con altre studentesse. Il mondo è un palcoscenico in cui ognuno è quello che vuole essere, ma dentro una casa, quando insieme alle tapparelle si abbassano anche le difese, ognuno è semplicemente quello che è. Per questa ragione all’inizio, la decisione di allonanarmi dalla mia famiglia mi sembrava più una sfida che una scelta ben ponderata. Sarei mai riuscita a nascondere il mio segreto? Ce l’avrei fatta a cavermela da sola? Non potevo saperlo se non sperimentando sul campo le mie forze e così feci. La prima casa in cui andai ad abitare la scelsi perché c'era libera una stanza singola piccola ma grande abbastanza per farci entrare quel po’ della mia vita che mi serviva e il bagno aveva una finestra: tanto bastava per farla sembrare ai miei occhi una casa perfetta. Nel giro di un paio di giorni mi trasferì e fu solo a quel punto che mi accorsi che, fatta eccezione per la cucina, mancavano le chiavi di tutte le porte compresa quella del tanto amato e odiato bagno. E fui subito colta dal panico e dall'istinto di fuga. Controllai il primo e vinsi il secondo. Dopo di che mi ingegnai. Un cartoncino con su scritto occupato fu la mia risposta ad una vita mai facile neanche nelle piccole cose. Tempo dopo, vista l’indifferenza dei proprietari al problema, peraltro largamente condiviso delle altre inquiline, smontai la serratura della porta della cucina e la sostituii con quella bagno. E da quel giorno il cartoncino con su scritto occupato è solo un cimelio che tengo alla porta della mia stanza per ricordarmi un po' di cose:
1. La stomia non può condizionare le mie scelte se non sono io a volerlo.
2. La condizione di stomizzata è un segreto tutto sommato facile da custodire.E per finire, cosa ben più importante....
3. Nella vita non c’è niente che io non possa fare, basta che io ci creda davvero!
Ps. Giusto per la cronaca, negli anni ho imparato anche a sistemare le tapparelle bloccate, riparare la cassetta del gabinetto e ad usare il trapano! Affittuari..tremate!!!
sabato 15 ottobre 2011
La Palizzata
Eva* diceva che avevo un rapporto ambivalente con la mia stomia, perché ho riconosciuto presto in questo sacchetto scomodo la mia fortuna ma allo stesso tempo l’ho fatto diventare una palizzata con cui divido il mondo. Dentro al mio recinto ci sta chi conosce il mio segreto come la mia famiglia, il mio amore e quell’unico amico a cui ho avuto il coraggio di raccontare tutto. Tutti gli altri rientrano in una categoria non ben definita di “passanti”, come di viaggiatori senza meta che si fermano a scambiare quattro chiacchiere con me mentre io mi trovo nel mio giardino. Non li invito ad accomodarsi perché temo possano essere degli ospiti pericolosi o non idonei a certe accortezze, ma ci chiacchiero e ci condivido le mie giornate come se nulla fosse. Alle volte, questa cosa mi pesa un po’ perché vorrei riservargli la stessa onestà emotiva che io mi auguro sempre che gli altri rivolgano a me, ma poi penso alla mia palizzata e mi rendo conto che in fondo, faccio un favore ad entrambi. Dirlo non dirlo è stato da sempre il mio cruccio più grande e ancora oggi, dopo 6 anni combatto ancora con lo stesso dilemma. Non c’è vergogna alcuna per la mia condizione ma un riserbo che mi sembra dovuto, forse un po’ imposto dalla paura di essere “salvaguardata” mentre io per me stessa non voglio sconti né riguardi. Non voglio essere quello che c’è intorno al sacchetto ma voglio essere semplicemente io; così, come si vede… da quello che si vede!
*La mia psicologa
*La mia psicologa
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